Viaggio in Bosnia Erzegovina
25/12/2004– 29/12/2004

Partecipanti al viaggio:
Luca Gioanola, Maria Chiara Barbin, Pierino Borghino, Marzia Boccalatte, Alberto Gallo, Walter Borsalino, Francesco Martini, Debora Bergamini, Martina Taverna.

Donji Vakuf (referenti Sada e Timka, ass. Anima)
Domenica 26 dicembre

Presso il comune di Donji Vakuf incontriamo il Sindaco che, con commozione, ringrazia tutte le persone italiane che aiutano la popolazione di Donji Vakuf, e ci racconta come, purtroppo, la situazione generale sia ancora di emergenza. Salutato il Sindaco procediamo incontrando circa 80 famiglie alle quali consegnamo il sostegno a distanza e i doni inviati dall’Italia. Fra i tanti casi difficili segnaliamo quello di Amila Bibic (foto a destra), affetta da sindrome di down, nata il 6 luglio 2004 che vive con il papà e la mamma. Il papà è vigile del fuoco ma da circa 10 mesi non riceve lo stipendio, mentre la mamma non lavora. Amila ha gravi problemi di salute, è stata alcuni mesi in ospedale con una flebo attaccata direttamente alla testa; una volta dimessa è stata nuovamente ricoverata per problemi respiratori. Dopo aver incontrato le famiglie facciamo visita alle donne che partecipano al progetto “Laboratorio di cucito”, le osserviamo mentre lavorano e constatiamo il buon funzianamento dell’iniziativa.

   Laboratorio di cucito
Il corso di cucito (foto a sinistra), della durata di sei mesi, permette a 10 donne di imparare a cucire. Le allieve sono state individuate, tra i casi più in difficoltà della città, dall’Associazione Anima, dalla crocerossa e dal Comune. Per loro, al termine del corso, ci sarà la possibilità di essere assunte da una ditta tessile locale che è alla ricerca di nuovi dipendenti che sappiano cucire in modo professionale.
Alla sera presso la casa di Sada, nostra referente e interprete, parliamo della situazione generale del paese, delle famiglie in adozione, valutiamo la situazione del fondo che abbiamo messo a disposizione per il pagamento di spese per terapie mediche, medicine, visite, in favore di chi ne abbia bisogno e non usufruisca già di altri rimborsi.

Jaice (referente Semka, ass. Viktoria 99)
Lunedì 27 dicembre

Alle 10 del mattino giungiamo al centro dell’associazione Viktoria 99 di Jaice; la condizione di vita in Jaice è dura, ogni incontro, ogni dialogo con queste persone che aiutiamo è intenso e commovente. In questo viaggio segnaliamo il caso di Merima Vunic: la sua famiglia è composta da sei persone: Merima (foto a destra), due fratelli, una sorellina, papà e mamma. La bambina ha 11 anni, è paralizzata, ha una ciste interna al cervello ed è cieca al 100%. Da 15 giorni lamenta spesso dolore a un piede, durante questi momenti diventa aggressiva e vuole vicino a lei solo la mamma, in caso contrario piange e grida. In famiglia nessuno lavora, l’unico altro aiuto che ricevono ammonta a 15 euro datogli dal centro sociale ogni due mesi. In questa condizione così critica anche l’acquisto dei pannoloni diventa problematico.

Al termine dell’incontro con le famiglie, discutiamo con la responsabile dell’associazioine Viktoria 99 sulla possibilità di tenere, durante l’estate, con la loro collaborazione e con quella del Comune, un grest, cioè una settimana di attività ricreative con i ragazzi e i bambini di Jaice. Il nostro intento sarebbe dare una spinta affinchè i ragazzi più grandi del posto appoggiati dall’associazione possano riunirsi in un gruppo capace di promuovere attività sane e costruttive per i più piccoli, senza alcuna distinzione di appartenenza religiosa. Purtroppo, la piaga peggiore che va fortificandosi in questo periodo è la droga, che coivolge soprattutto i ragazzi più giovani, i quali trascorrono le loro giornate, a parte il tempo passato a scuola, per le strade, senza alcuna alternativa. La proposta piace molto, per cui da ora fino alla primavera si cercherà di organizzarla.

Bugojno-Visoko - Sarajevo
Martedì 28 dicembre

Nel primo mattino ci rechiamo alla sede del servizio sociale di Bugojno dove incontriamo 10 famiglie coinvolte nel progetto di sostegno a distanza, inoltre parliamo della situazione generale della città insieme a due assistenti sociali. Purtroppo le persone che dopo la guerra non hanno potuto riprendere a vivere con un lavoro e con una speranza concreta di futuro per i figli sono pochissime; i casi segnalati al servizio sociale sono tanti, troppi: la soglia di povertà è altissima, come, del resto, nell’intero paese, nel quale si stima una percentuale di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà pari al 60%. Le assistenti sociali con cui abbiamo parlato, lavorano per passione, non certo per lo stipendio, che si aggira sui 50 euro mensili e, inoltre, sono esposte a pressioni e a rischi per la loro incolumità.

Al termime degli incontri presso il centro, ci rechiamo a casa di Anita Usanovic (foto a sinistra) che da questo viaggio entra nel progetto di sostegno a distanza; la ragazza è nata nel 1989, vive in una piccola casa in condizioni di estrema povertà con i genitori, e tre fratelli. Anita soffre di problemi fisici e mentali ed è bloccata su una carrozzina, anche uno dei suoi fratelli, Selvedin (foto a sinistra),ha problemi motori e di ritardo mentale. Il papà non lavora, prima della guerra lavorava per il Comune e durante la guerra è stato imprigionato per sei mesi; la mamma riesce di rado a fare lavori di pulizie presso qualche famiglia; ricevono 15 euro al mese dal centro sociale. Sono tutti molto commosi nell’incontrarci e felici per l’aiuto; la mamma ci racconta che aveva ormai perso tutte le speranze. La casa dove vivono non è di loro proprietà ed è in vendita, comunque, per il momento, hanno il permesso di restarci. Al termine dell’incontro ci rechiamo presso l’ospedale pediatrico di Bugojno e vediamo che i lavori (arredamento del reparto, ecc..) sono terminati e che, soprattutto, il reparto ha iniziato a funzionare.

L’ospedale di Bugojno
Durante l’incontro la direttrice dell’ospedale ci esprime la sua gratitudine e ci invita a tornare nei prossimi viaggi. Al termine del sopralluogo all’ospedale partiamo per Sarajevo.
Sulla strada, poco prima della capitale, facciamo tappa a Visoko, piccola cittadina duramente colpita durante la guerra, a pochi chilometri da Sarajevo.
A Visoko abbiamo 4 famiglie coinvolte nel progetto di sostegno. Incontriamo Hanka, mamma di un ragazzo schizofrenico, ricoverato presso un ospedale psichiatrico della capitale; Svetlana, ragazza che soffre di epilessia; Muharem Osmanagic, bambino sano e allegro che viveva fino a poco tempo fa in una piccola baracca di eternit con il resto della famiglia e che ora, grazie alla costruzione della nuova casa, finanziata con 5000 euro raccolti con varie iniziative svolte qui in Italia da fine 2004 a inizio 2005, può trasferirsi nella nuova abitazione, anche se i lavori non sono ancora terminati. Successivamente ci rechiamo a casa di Nermina Karavdic, una ragazza di 26 anni, che ha una paresi cerebrale congenita alla parte destra del corpo, gravi malformazioni agli arti inferiori, un’epilessia che si manifesta con crisi frequenti di breve durata e problemi cardiocircolatori per i quali deve cercare di camminare per almeno un paio di ore al giorno. Per il resto del giorno sta seduta o dorme, in quanto, in Visoko, dal termine della guerra non sono stati più riattivati centri per ragazzi disabili e manca totalmente qualsiasi forma di sostegno sia economico sia educativo. La mamma cerca di impegnarla con lavoretti di cucito per evitare che dorma quasi tutto il giorno. Nermina non sà leggere, scrivere e ha problemi anche nel parlare.

Ripartiamo, a Iljas incontriamo Adnan, ragazzo intelligente e vivace, con seri problemi motori, circondato dal grande amore dei suoi genitori, i quali lo seguono con straordinaria competenza e tenacia. La situazione generale della famiglia è migliorata, la mamma lavora e la loro casa è accogliente e grande, per cui questo è l’ultimo viaggio in cui li aiutiamo. E’ bello vedere una situazione migliorare e poter salutare una famiglia dicendo: "Ci rivedremo, non per portarvi aiuto, ma per salutarvi e passare un pò di tempo con voi in amicizia".
Nuovamente in marcia; arriviamo a Sarajevo, dove incontriamo le gemelle Edina ed Emina, entrambe con gravi malformazioni, la prima parla e ragiona, la seconda vive in uno stato vegetativo. Alla sera facciamo visita a Larisa (foto a sinistra), la quale ci accoglie insieme alla mamma Majda con tanto calore e amicizia; la bambina è sempre sorridente e non fa trasparire la sua situazione di salute precaria: Larisa soffre di problemi al cuore per i quali ha già subito un intervento e ora ha anche problemi ai reni, però i medici preferiscono non operare a causa del debole cuore.

Sarajevo
Mercoledì 29 dicembre

Al mattino facciamo visita agli ultimi bambini coivolti nel progetto di sostegno a distanza: incontriamo Marko, Minela, le famiglie di Nela e di Jasmin (i bambini sono a scuola) e Muamer. Inoltre facciamo visita a Emir, ormai è un ragazzino e da circa un anno non è più coinvolto nel sostegno a distanza. Lo troviamo in salute, a casa con lui c’è il papà, mentre la mamma è al lavoro. Il papà ci racconta come la situazione in Sarajevo sia difficile, si ricostruscono case, scuole, ma non le fabbriche; trovare lavoro è difficile. Il papà continua a parlare con preoccupazione e ci dice come la delinquenza sia in aumento, soprattutto in periferia si diffonde sempre di più la droga, e cresce la prostituzione.

A pranzo mangiamo con Sakib, direttore del Mjedenica, ospedale per ragazzi con problemi mentali e motori e con Ana, ex-maestra del centro in pensione che ora sta facendo un corso sulla sessualità per genitori e ragazzi finanziato dalla nostra associazione. Il corso sta andando bene, è iniziato a ottobre con un incontro per settimana, nell’ultimo mese gli incontri settimanali sono diventati due. Più o meno ogni mese cambiano sia gli argomenti trattati sia gli insegnanti. Ana sta preparando un resoconto in italiano con tutte le attività svolte e ce lo invierà presto in Italia. Sakib ci racconta come le attività per i ragazzi del centro procedano a dovere e ci dice che durante il prossimo viaggio sarà contento di darci altri manufatti realizzati dai ragazzi del centro da vendere in Italia.

Nel pomeriggio partenza per il rientro in Italia.